L’intero Rapporto è strutturato attorno ad una domanda comune e cioè come possa il giornalismo continuare a svolgere la propria funzione democratica in un ambiente informativo caratterizzato dall’abbondanza di contenuti, dalla frammentazione dell’attenzione e dalla crescente capacità delle tecnologie digitali di produrre rappresentazioni sempre più convincenti della realtà. In particolare, l’attenzione si è focalizzata sulle trasformazioni di cui il giornalismo digitale è oggetto e che non riguardano solo le tecnologie, i modelli economici o le abitudini di consumo delle notizie ma che chiamano in causa, più significativamente, la crisi della realtà condivisa. Se finora il dibattito pubblico ha interpretato la crisi dell’informazione come legata alla diffusione del falso (fake news, propaganda, manipolazione, disinformazione organizzata), ora si parla di “crisi del verosimile”: contenuti non necessariamente verificati possono apparire credibili, coerenti e autorevoli, fino a diventare difficilmente distinguibili da informazioni fondate sui fatti. Il fenomeno è ulteriormente amplificato dall’intelligenza artificiale generativa, capace di produrre testi, immagini, video, voci e documenti sempre più realistici: il rischio quindi non è soltanto la diffusione di contenuti falsi, ma la progressiva confusione tra ciò che è plausibile e ciò che è realmente verificato. Da qui il passaggio, indicato dal Rapporto, dalla post-verità alla post-realtà: ambienti informativi sempre più frammentati nei quali comunità diverse possono condividere fonti, criteri di credibilità e rappresentazioni della realtà differenti. Il Rapporto è articolato in tre sezioni – Dialoghi, Scenari e prospettive, Approfondimenti tematici – e affronta temi quali intelligenza artificiale, piattaforme digitali, crisi della fiducia, disinformazione, trasparenza algoritmica, regolazione, deontologia e sostenibilità dell’informazione.
Di fronte a questi cambiamenti, il giornalismo è chiamato a riaffermare la propria specificità. Verifica delle fonti, accuratezza, contestualizzazione, trasparenza e responsabilità editoriale diventano gli elementi distintivi di una professione che non può limitarsi a competere con le piattaforme e le macchine sul terreno della velocità e della quantità. La sfida è quindi ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini rendendo più visibile il metodo attraverso cui una notizia viene raccolta, verificata e raccontata. Il giornalista non è più soltanto un trasmettitore di informazioni, ma un professionista chiamato a selezionare, collegare, verificare e rendere comprensibile una realtà sempre più complessa.
Il Rapporto sottolinea infine che la sostenibilità del giornalismo non è soltanto una questione economica. Investire nelle redazioni, nella formazione, nelle inchieste, nella presenza sul territorio e nella qualità del lavoro giornalistico significa tutelare anche pluralismo, indipendenza e qualità del dibattito democratico. In un ecosistema nel quale l’intelligenza artificiale può produrre contenuti plausibili su scala industriale, il futuro del giornalismo dipenderà dunque dalla capacità di offrire ciò che nessuna tecnologia può garantire da sola: giudizio, verifica, responsabilità e impegno nella ricerca dei fatti.
Per saperne di più è possibile leggere il rapporto integrale.
Fonte: https://www.odg.it/