Il 2 agosto 2026 scatterà infatti la fase generale di applicazione dell’AI Act europeo: da quel momento un’ampia parte delle norme Ue diventerà pienamente rilevante per chi sviluppa, integra, vende o utilizza sistemi di intelligenza artificiale. I decreti approvati dal governo sono quindi necessari a definire il livello nazionale di attuazione. Ciò si traduce, da parte delle aziende, nel rispetto del quadro normativo di riferimento con l’obiettivo di garantire che l’innovazione tecnologica resti sempre al servizio della persona, della sua dignità e dei suoi diritti fondamentali.
L’AI Act dell’Unione Europea identifica diverse figure coinvolte nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale: fornitori, utilizzatori (deployer), importatori e distributori. La normativa, quindi, non si rivolge esclusivamente a chi sviluppa modelli o sistemi di AI, ma prende in considerazione anche coloro che li integrano nei propri prodotti, li commercializzano o li impiegano nei processi aziendali e nei servizi destinati a clienti e cittadini.
Per molte imprese italiane questo rappresenta un cambiamento significativo. Settori come quello bancario, assicurativo, del recruiting, dell’e-commerce o della manifattura possono non essere direttamente coinvolti nello sviluppo della tecnologia, ma diventano comunque responsabili delle modalità con cui la utilizzano. L’impatto della normativa non sarà uniforme per tutti i comparti economici. Le conseguenze più rilevanti si registreranno nei contesti in cui l’AI influisce sui diritti delle persone, sull’accesso ai servizi o su decisioni economiche di particolare importanza. Tra questi, l’ambito del lavoro, quello finanziario, assicurativo e delle telecomunicazioni, quello della sanità privata e integrata e quello industriale. In questo scenario, le aziende dovranno essere in grado di identificare e classificare correttamente i sistemi di AI utilizzati, valutare se rientrano tra quelli considerati ad alto rischio, documentarne il funzionamento e dimostrare che la loro adozione è avvenuta attraverso procedure strutturate e consapevoli.
L’AI Act non si limita a disciplinare le imprese in quanto soggetti regolati, ma interviene anche sul loro rapporto con il mercato e con gli utenti. In diversi casi, infatti, il regolamento introduce o rafforza specifici obblighi di trasparenza, prevedendo che le persone siano informate quando interagiscono con sistemi di intelligenza artificiale oppure quando ricevono contenuti generati o modificati artificialmente, secondo le modalità stabilite dalla normativa. Per le imprese ciò comporta la necessità di rivedere interfacce digitali, informative, procedure commerciali e servizi di assistenza. Le organizzazioni che impiegano chatbot, strumenti per la generazione automatica di contenuti, sistemi di raccomandazione o altre forme di automazione dovranno verificare che gli utenti comprendano chiaramente la natura tecnologica degli strumenti con cui interagiscono.
Sebbene il via libera preliminare del 10 giugno non introduca ancora obblighi immediati e uniformi per tutte le aziende, rappresenta un segnale chiaro relativo all’adeguamento alle nuove regole.