Il Rapporto nasce con un duplice obiettivo: da un lato, dimostrare che l’Italia possiede le risorse necessarie per avere un ruolo rilevante nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, dall’altro, offrire analisi rigorose e proposte concrete per trasformare questa potenzialità in risultati reali. Il lavoro, realizzato nel 2025 con il contributo di istituzioni, università, aziende e centri di ricerca, rappresenta una mappatura sistematica dell’ecosistema italiano dell’IA e una guida operativa per le decisioni future. L’analisi evidenzia una situazione articolata: l’Italia presenta contemporaneamente eccellenze e fragilità. Tra i punti di forza emergono infrastrutture di calcolo di altissimo livello (come i supercomputer HPC6 e Leonardo), una posizione di avanguardia normativa grazie alla Legge 132/2025, un ecosistema crescente di modelli linguistici in lingua italiana e la presenza di aziende capaci di competere a livello globale. Anche la pubblica amministrazione mostra segnali di innovazione, adottando strumenti basati su IA per migliorare i processi interni e i servizi. Accanto a questi elementi positivi, il Rapporto individua criticità strutturali rilevanti. La principale è la dipendenza tecnologica dall’estero per l’hardware, che rappresenta una vulnerabilità strategica. A questa si aggiungono il divario salariale rispetto ad altri Paesi europei, che alimenta la fuga di talenti, e il forte squilibrio nell’adozione dell’IA tra grandi imprese e PMI, con il rischio di creare un sistema economico a due velocità. Ulteriori problemi riguardano la frammentazione delle risorse e la carenza di competenze digitali diffuse.
Dal punto di vista del posizionamento globale, l’Italia si colloca in una posizione intermedia, lontana dalla leadership di Stati Uniti e Cina. Tuttavia, può costruire un vantaggio competitivo puntando su ambiti specifici: IA responsabile, sovranità dei dati e applicazioni verticali nei settori di eccellenza nazionale (come manifattura, sanità, cultura e agroalimentare).
Il Rapporto analizza anche il mercato dell’IA, in forte crescita (1,2 miliardi di euro nel 2024, con prospettive fino a 5 miliardi nel 2030), e individua i settori più promettenti, tra cui sistemi conversazionali, industria 4.0 e integrazione tra IA e scienze della vita. Parallelamente, propone interventi prioritari: attuare rapidamente la normativa esistente, rafforzare gli investimenti (anche tramite fondi dedicati), incentivare il rientro dei talenti e sostenere la diffusione dell’IA nelle PMI.
Un aspetto importante riguarda la percezione pubblica: emerge un atteggiamento moderatamente positivo verso l’IA, ma accompagnato da una fiducia limitata nelle istituzioni. Tuttavia, cresce la disponibilità ad accettare soluzioni basate su IA nei servizi pubblici, segno di un possibile cambiamento culturale.
In conclusione, il Rapporto sostiene che l’Italia possiede tutte le condizioni per competere a livello internazionale nel campo dell’intelligenza artificiale. La sfida principale non è più tecnologica, ma organizzativa e politica: trasformare le risorse disponibili in azioni coordinate ed efficaci, capaci di cogliere le opportunità economiche e gestire i rischi della trasformazione digitale.
Per saperne di più è possibile leggere il rapporto integrale.