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I deepfake: cosa sono, perché sono pericolosi e come difendersi

I deepfake rappresentano una forma particolarmente grave di furto d'identità digitale, poiché possono attribuire a una persona parole, azioni o comportamenti mai avvenuti. La vittima perde così il controllo non solo della propria immagine, ma anche delle proprie idee, opinioni e comportamenti. I deepfake possono inoltre collocare una persona in contesti inesistenti, danneggiandone reputazione, privacy e dignità.
Tra le forme più pericolose di deepfake ci sono i deepnude, che consentono di creare immagini o video falsi a contenuto sessuale utilizzando il volto di una persona reale. Questi contenuti possono essere utilizzati per generare materiale pornografico, revenge porn, sexting, pornografia e pedopornografia.
I deepfake vengono inoltre utilizzati anche per atti di cyberbullismo - soprattutto ai danni di giovani, vittime di umiliazioni, diffamazioni e ricatti online - per diffondere fake news e alimentare disinformazione, specie in ambito politico, influenzando opinioni e voti, e per compiere cybercrime, come phishing, spoofing e truffe informatiche, che sfruttano volti e voci falsificate per ingannare persone e sistemi di sicurezza.
Per contrastare questo fenomeno, le grandi aziende digitali e le autorità stanno sviluppando strumenti capaci di individuare i deepfake e di limitarne la diffusione. Tuttavia, la difesa più efficace rimane la prudenza: evitare di condividere troppe immagini personali online, imparare a riconoscere possibili segnali di manipolazione, non diffondere contenuti sospetti e segnalare eventuali abusi alle piattaforme o alle autorità competenti.
Di recente, sul tema è intervenuto nuovamente il Garante della Privacy – che lo scorso dicembre ha già adottando un provvedimento di avvertimento nei confronti degli utilizzatori di servizi basati sull’intelligenza artificiale, come Grok, ChatGPT e Clothoff e altri servizi analoghi disponibili online – ribadendo la necessità di poter intervenire per interdire il collegamento dall’Italia a tali piattaforme di servizi. Il questo modo si potrebbe bloccare tempestivamente la viralità delle condivisioni e la diffusione incontrollata di dati e materiali dannosi.
Per saperne di più, è possibile consultare la guida sui deepfake realizzata dal Garante per la Protezione dei dati personali.

Fonte: https://www.garanteprivacy.it/home
 

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