In Australia è scattato a dicembre 2025 il divieto totale per i minori di 16 anni, che prevede multe fino a 49,5 milioni di dollari australiani per le aziende che non lo rispettano. In Indonesia il divieto è per gli under 16 su piattaforme considerate “ad alto rischio” come TikTok e Roblox. Anche in Malaysia vige il divieto, basato sul sistema eKyc (identificazione elettronica del cliente) per blindare l'accesso. La Cina ha imposto la “Modalità Minori”: si tratta di un controllo integrato direttamente in dispositivi e app in grado di limitare il tempo di utilizzo a 40 minuti al giorno per gli under 8 e a un’ora per la fascia 8-16 anni. E’ previsto anche il blocco totale dell'accesso notturno.
I Paesi dove l’iter di legge è in via di conclusione sono Francia (il divieto sotto i 15 anni è stato approvato dall'Assemblea Nazionale e ora passerà al Senato), Portogallo (divieto totale sotto i 13 anni e il consenso dei genitori tra i 13 e i 16 anni), Regno Unito (ampie restrizioni sono state approvate dalla Camera dei Lord, ora in via di approvazione dalla Camera dei Comuni), Danimarca (accordo di governo già siglato per il divieto sotto i 15 anni) e Spagna (manca l’approvazione in parlamento).
Chi ha formulato una proposta di legge avanzata sono Norvegia (divieto under 15 anni con obbligo di usare l'identità digitale nazionale per entrare nei social) e Brasile (legge parzialmente in vigore che obbliga al collegamento dell'account di un tutore per tutti i minori di 16 anni).
In fase iniziale sono Germania (si sta vagliando la fattibilità di un blocco under 14), Italia (è al vaglio delle Commissioni parlamentari il “Ddl Social” - disegno di legge n. 1136, «Disposizioni per la tutela dei minori nella dimensione digitale») 1) e Austria. A livello europeo, il Parlamento Europeo ha recentemente approvato una risoluzione non vincolante per armonizzare l'età minima a 16 anni in tutta la UE.
Se da un lato l’urgenza di individuare strumenti normativi adatti è stringente, dall’altro si pone una questione rilevante circa la verifica dell'età. Tali leggi infatti richiedono che ogni utente (adulti compresi) ceda dati sensibili, biometrici o no: i rischi di ingerenze o lesione della privacy degli utenti sono molte. 2)
Il quadro a livello nazionale
Tra disegni e proposte di legge sono una decina, a livello nazionale, i progetti che hanno come oggetto la limitazione dell’uso dei social per i minori. Se trasversale è la necessità di porre restrizioni così come la necessità di individuare strumenti idonei alla verifica dell’età anagrafica, trovando un bilanciamento con il rispetto della privacy, diverso è il limite di età individuato come soglia minima. Si va infatti dai 13 ai 16 anni, prevedendo in alcuni casi anche l’obbligo di consenso da parte dei genitori o di chi ne è il tutore, e abbinando in altri casi il divieto con quello di possesso di dispositivi che non abbiano la possibilità di inserire un sistema di parental control. Alcune proposte prendono in esame anche il fenomeno dei baby influencer normando contratti e introiti derivanti dall’attività professionale, fissando limiti di età per la stipulazione dei contratti, soglie economiche e prevedendo che i guadagni siano versati su conti correnti intestati ai minori inutilizzabili fino al compimento della maggiore età. Alcune proposte pongono l’accento sulla necessità di ampliare il numero di emergenza infanzia o di inserirne l’accesso come funzionalità delle piattaforme. Infine, diverse proposte combinano al divieto anche la necessità di avviare campagne di sensibilizzazione e di prevedere attività formative rivolte ai genitori finalizzate a prevenire le diverse forme di disagio giovanile.
In Veneto
A livello regionale, in un quadro generale che vede un ampio dibattito tra attori diversi (istituti scolastici, famiglie, educatori, operatori del mondo socio-sanitario), si sta lavorando su proposte per limitare l’uso dei social anche attraverso la predisposizione di appositi progetti di legge statale che ne vietano l’uso ai minori di 14/16 anni, legando tale divieto a sistemi volti a verificare l’età degli utenti oltre a prevedere il divieto, per i minori, di possesso di dispositivi/smartphone che siano privi di sistemi di controllo parentale.
Fonti: Corriere della Sera, Ansa, La Stampa
1) https://www.senato.it/export/ddl/full/58233
2) Come emerso di recente, anche la minore età (preadolescenza) amplifica i rischi di manipolazione e l’impatto sul corretto sviluppo cognitivo e psicologico. La sentenza di un tribunale Usa che ha condannato Meta e YouTube al pagamento di 3 milioni di dollari giudicandole responsabili di aver progettato deliberatamente piattaforme che creano dipendenza (attraverso funzionalità come l’infinite scroll infinito o consigli algoritmici) va in questa direzione.